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Spirito punk più folk irlandese, per un rock nuovo e antico insieme e un ritmo unico. Radicali, esaltanti, limitatissimi: i Pogues sono stati l'additivo che alza la gradazione alcolica del vino.
I Pogues, dall'animo orgogliosamente irlandese, nascono in realtà a Londra. È il 1982 quando Shane Mac Gowan incontra Spider Stacy ad una fermata della metropolitana della city. Shane è un punk irlandese nato a Kent (Inghilterra), cresciuto dalle parti di Galway (Irlanda) e a 6 anni trasferitosi a Londra con la famiglia al seguito del papà; nella capitale suona la chitarra e canta con i Nipple Erectors (nome che più o meno corrisponde al concetto di "erettori di capezzoli"), poi ribattezzati Nips; il suo punto di riferimento musicale sono i Clash, anche se il background di ascolti comprende molta musica irlandese: The Fureys, The Dubliners, Christy Moore; il suo passatempo preferito è la birra e la sua faccia sdentata è comparsa sulla copertina di Sounds come 'The Face of 1976'. Stacy suona il flauto nelle stazioni dell'underground: una sera dell'ottobre 1982 i due strimpellano canzoni ribelli irlandesi al Cabaret Futura e ottengono un inaspettato successo, così cominciano a lavorare insieme, invitando con loro un altro transfuga dei Nips, il chitarrista e fisarmonicista Jim Fearnley. Decidono di chiamarsi Pogue Mahone e girano per le strade e i pub suonando folk celtico mischiato a rockabilly e punk. Dopo qualche tempo il trio raddoppia, acquisendo Jem Finer (banjo e chitarra), Andrew David Ranken (batteria) e Cait O'Riordan (basso). Oltre che musicisti, sono tutti frequentatori del King's Cross pub. In breve la band, con concerti infuocati e emozionanti, si guadagna un'ottima reputazione, anche grazie alle canzoni di Mac Gowan, inserite nel repertorio tradizionale. Hanno anche una vena demenziale che in Irlanda non sarebbe molto apprezzata.
L'esordio esplosivo
Arriva il momento di incidere, in maniera indipendente, il primo singolo: "Dark Streets Of London" esce all'inizio del 1984 per la loro omonima etichetta e il successo è notevole. Quando però un dipendente scozzese della BBC scopre che il nome della band è una storpiatura del termine gaelico Pogue Mo Chone, e che questo significa "baciami il culo", il singolo viene bandito dalle radio inglesi e può essere trasmesso solo dalle 20 a mezzanotte, ma ottiene un sacco di pubblicità gratuita. La band decide comunque di abbreviare e 'normalizzare' il nome in Pogues. Forse anche per questo spirito irriverente, il gruppo finisce per fare da supporter al tour estivo dei Clash. In autunno la Stiff Records li mette sotto contratto e li segrega in studio per incidere il primo singolo 'ufficiale', "Red Roses For Me". il brano diventa subito una hit clamorosa, catapultando i Pogues al centro dell'attenzione mediatica, che li guarda con ammirazione e sospetto, considerandoli una band dai forti contenuti politici. L'eponimo album raggiunge la posizione n. 89. Nel 1985 la formazione si arricchisce di un altro chitarrista, Philip Chevron (degli irlandesi Radiators From Space), e torna in studio con Elvis Costello (cui aveva fatto da sparring in un tour) a fare da producer per dare una forma al materiale grezzo raccolto fino a quel momento e sfornare quello che sarà considerato uno dei dischi fondamentali degli anni Ottanta, "Rum Sodomy And The Lash". L'album il cui titolo riprende una frase di Winston Churchill che così sintetizzava la sua visione della vita, è un capolavoro: si sente lo spirito 'da strada' dei Pogues, la forza del punk unita alla tradizione irlandese crea una miscela esplosiva fatta ritmi mozzafiato, suoni antichi, tonnellate di energia tellurica e testi di protesta sociale. La voce di Mac Gowan è una lama di rasoio intrisa di alcol che incide il cuore e scalda il corpo. I Pogues sono nuovi, sexy, inimitabili. Sono unici.
Il disco è un successo underground che esce dai confini inglesi e spopola anche nelle college radio americane, facendo della band l'oggetto di un culto sfrenato. Costello ricambia il favore e apre per i Pogues nella notte di San Patrick al Clarendon Hotel, un concerto che resterà nella memoria. Phil Chevron produce un pezzo memorabile, la versione dei Pogues di "Dirty Old Town" di Ewan MacColl, il cui retro è "Sally MacLennane", che diventa un successone. Melody Maker definisce il 1985 'l'anno dei Pogues'. Ci sarebbe da registrare subito un altro album per capitalizzare il successo. Ma questa non è una band normale: Cait abbandona i compagni per qualche giorno mentre stanno suonano a New York; poi per un anno i Pogues si dividono, minacciando di non riunirsi mai più. Poi nel 1986 incidono l'EP "Poguetry In Motion" (che sale al numero 29 delle chart) e l'anno dopo si rivedono nel film "Straight To Hell" di Alex Cox, nel ruolo di una famiglia di assassini e caffeina-dipendenti. Cait infine molla il gruppo nel 1988 per sposare Elvis Costello e viene rimpiazzata da Darryl Hunt, mentre viene assunto anche il banjoista Terry Woods. Nel 1987 i Pogues fanno da supporter al megatour degli U2 negli stadi, che culmina con una storica performance al Madison Square Garden.
Shane Mac Gowan dalle stelle alle stalle
Ritrovati e riassestati, i Pogues firmano per la Island e entrano in studio con il guru Steve Lillywhite per lavorare al secondo full length della loro carriera. "If I Should Fall From Grace With God esce alla fine del 1988 e, come si pensava, diventa subito un best seller, piazzando il singolo "Fairytale Of New York" (guest star la vocalist Kirsty MacColl) al numero 2 della chart.
I Pogues sono al top della popolarità, ma c'è sempre qualcosa che non va. Shane Mac Gowan vive ormai con un bicchiere di birra perennemente in mano, in più inizia ad andarci giù pesante anche con le droghe e la cosa finisce per pesare sull'unità e sulla lucidità creativa della band. Shane manca l'appuntamento con i concerti di apertura per Bob Dylan nel '88 e si presenta al Saturday Night Live completamente ubriaco: nonostante questo il singolo "Yeah Yeah Yeah Yeah Yeah" funziona a meraviglia e il disco successivo, "Peace And Love", che esce nel 1989, è comunque ben recensito e ottiene un buon successo commerciale.
Nel '90 esce "Hell's Ditch", un'altra perla di ritmo e rabbia che, nonostante l'apprezzamento della stampa di settore, non viene immediatamente accolta come si sperava. Spider e Jem Finer devono mettersi a cantare e MacGowan è sempre più una palla al piede che condiziona la band: non riesce nemmeno a reggere i concerti, al punto che nel '91 i colleghi lo invitano ad andarsene. Si perderà nei meandri dell'alcool per poi tornare nel 1994 con un nuovo gruppo, i Popes, e comparire come ospite in diversi dischi (Nic Cave, Sinead O'Connor, The Dubliners, Van Morrison, Jesus And Mary Chain). Non poteva che essere Joe Strummer dei Clash a rimpiazzarlo nei tour, l'unico in grado di garantire ai fan una certa continuità sia dal punto di vista musicale che da quello politico. Il gruppo suona in Europa e negli Stati Uniti e finisce gli eccitanti concerti con versioni bollenti di "I Fought The Law " e di "London's Calling" dei Clash. Poi Strummer molla la band, che continua i suoi show in Australia.
Fine della storia, inizio del mito
Nel 1993 I Pogues firmano "Waiting For Herb", con Spider Stacy a fare da vocalist. L'album, pur recensito bene, passa quasi inosservato. Stessa sorte per "Pogue Mahone", che esce nel 1996. E' il colpo di grazia: dopo 14 anni di carriera la band decide di sciogliersi. La storia travagliata dei Pogues, le loro canzoni di sangue e alcol entrano direttamente nel mito, influenzando generazioni di band. Greatest hits, remix, collection usciranno a getto continuo per celebrare una band fondamentale. Nel 2001 Shane Mac Gowan, che sembra appena un po' uscito dal tunnel, chiama i vecchi compagni per una rimpatriata, che si traduce in un breve tour inglese.